Mondo food

La Feta è buona quando è greca

06/03/2016

Negli ultimi anni si è vista una consegna di D.O.P. quasi spasmodica.
Sono state assegnate “denominazione di origine” a frutta, ortaggi, verdure e formaggi in nome della bontà tutta italiana.
La D.O.P. è importante perché la tutela della filiera produttiva equivale alla difesa del consumatore stesso.
Se facciamo un giro nei supermercati, però, noteremo, a proposito di formaggi, che nei carrelli della spesa i prodotti a marchio garantito sono sempre molto pochi e non sempre di origine italiana. Tanto è vero che uno dei formaggi più venduti, attenzione, non cercati, è la feta.
Tra un prodotto che il consumatore compra e quello che cerca c’è una sottile differenza. Il prodotto più venduto è quello posto nel carrello senza pensare poiché bene di consumo che tutti possiedono in casa. Dalla massaia all’avvocato passando per l’operaio quasi tutti hanno quel prodotto semplicemente perché è normale averlo. È usuale avere un uovo, un limone o la pasta.
La feta ha la stessa funzione. Molti l’hanno in frigo perché “non si sa mai”, è un formaggio che piace ed è disponibile a qualsiasi lavorazione.
La usate per l’insalata, se la sbriciolate sulla pasta la condite magnificamente oppure sulle uova; può diventare una crema da mettere sulle tartine per gli ospiti dell’ultimo momento, insaporisce la polenta e, se non avete voglia di cucinare, con un filo d’olio e una spolverata di pepe avete risolto il problema. In estate è anche dissetante e nutriente. Provate a frullare 100 gr di feta con
1 vasetto di yogurt bianco
assieme a qualche foglia di menta e rimarrete stupiti.
La versatilità, il gusto facile e immediato e il prezzo, che non mette in condizione di riflettere su ciò che compri, fanno il successo di questo formaggio.
Se ragioniamo secondo statistica risulta che la Danimarca, la Francia e la Germania sono i più grandi “venditori”, notare le virgolette, di feta prodotta con latte vaccino. La Danimarca, tra l’altro, detiene il 50 % del mercato mondiale della produzione di questo formaggio. La Grecia ha alzato la voce e l’unione Europea finalmente ha stabilito che la feta è un prodotto tipico di questo paese. Il 2005 è stato, infatti, l’anno della conferma: “è feta solo il formaggio prodotto in Grecia […] con latte di pecora e con un massimo del 20 % di capra”.
Ovini e capre devono essere mantenuti allo stato brado in modo che si nutrano delle erbette aromatiche del territorio in grado di trasmettere al latte, poi al formaggio, particolari sfumature organolettiche. La forma del formaggio deve essere quella della tipica “fetta” conseguenza di un’antica usanza di conservarla in salamoia, appunto, in forma di fette. Da qui il suo nome che oggi lo distingue ma pare che in età classica il suo nome fosse “prosphatos” che significa semplicemente fresco.
I pastori greci hanno sempre lavorato la feta in modo semplice con latte di pecora e con “ritagli” di latte caprino per dare sapore. Scaldato e coagulato con caglio di agnello era trasferito in stampi e lasciato sgocciolare per poi essere salato a secco. La feta D.O.P. matura una quindicina di giorni a diciotto gradi e in seguito due mesi a tre gradi. Un formaggio dal luminoso colore bianco, friabile, senza crosta e dalla forma rettangolare.
La feta si presta molto bene agli abbinamenti più disparati col vino.
Perfetto con un Prosecco DOCG Extra Dry o Dry oppure con un bianco fresco leggero la cui acidità pulisce il palato e prepara ad un nuovo gustoso boccone di feta e che sia, mi raccomando, assolutamente greca!

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