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Friuli e Friulano

03/03/2017

Oggi il Tocai non può essere più chiamato in questo modo per via della diatriba legale persa dall’Italia con l’Ungheria che ne ha rivendicato l’origine del nome.
Il problema però è che il Tocai italiano non ha nulla a che vedere con il “Tokaji Aszú”. Questi, nasce da uve “furmint”, che non è “tocai”, così come non lo sono nemmeno tutti gli altri vini prodotti nella zona del “Tokaji Aszú”. Analisi dettagliate del DNA hanno confermato che le uve di derivazione di questi vini non hanno nulla a che fare con il “tocai friulano”.
La storia, nondimeno, è testimone di un curioso incontro che avvenne nel 1200 quando il re Bela IV ricevette visite da gente arrivata dal Friuli che in dono portavano viti di un’uva poi piantata in terra ungherese. Quest’uva prese il nome da un torrente che rappresentava la regione e dove, appunto, le prime viti furono piantate. Le carte e le mappe dell’epoca confermano che il torrente simbolo dell’incontro storico si chiamava “Toccai”.
Le carte dell’epoca raccontano addirittura una cosa ancor più importante e intrigante: le talee portate dai friulani e messe a dimora dagli ungheresi si chiamavano “furmint”, esattamente lo stesso vitigno che oggi in Ungheria è conosciuto come “tocaji” o “tocai” e che nulla ha a che vedere con l’italiano tocai che ora porta il nome di “friulano”.
Siamo di fronte, quindi, a un doppio errore che vede contrapporre al vero “tocai friulano” il “furmint” che oltre a essere un altro vitigno è stato portato in Ungheria proprio dagli stessi friulani.
È curioso vedere come un gesto di amicizia si sia trasformato secoli dopo in un clamoroso errore di valutazione, rimane comunque il fatto della assoluta differenza tra questi due protagonisti storici e dell’assoluta originalità del “Tocai friulano” che oggi trovate in etichetta col nome di Friulano.

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